L’autismo lungo l’arco della vita
AUTISMO LUNGO L’ARCO DI VITA
EVIDENZE SCIENTIFICHE E INNOVAZIONI NEGLI INTERVENTI
Nelle giornate del 30 e 31 marzo 2026, si è tenuto a Roma l’importante convegno dal titolo “Autismo lungo l’arco di vita: evidenze scientifiche e innovazioni negli interventi”. L’evento, che ha visto il coordinamento scientifico di esperti del calibro di Stefano Vicari, Stefano Sotgiu, Alessandra Carta e Silvia Guerrera, ha rappresentato un momento cruciale di confronto sulle più recenti scoperte e metodologie applicate allo spettro autistico.
La cooperativa Tutti giù per terra ha partecipato attivamente ad entrambe le giornate, confermando il proprio impegno costante nella formazione e nell’aggiornamento professionale.
Il programma dei lavori è stato articolato in due sessioni tematiche principali:
- Sessione 1: Autismo 0-6 anni – Dalla ricerca ai percorsi di cura.
- Sessione 2: Continuità di intervento nell’autismo – Dall’epoca scolare all’adolescenza.
L’evento ha riaffermato l’importanza di un approccio integrato che coinvolga scienza, istituzioni scolastiche e famiglie per garantire una reale qualità della vita.
SESSIONE 1: Il convegno si inserisce nel contesto dell’approfondimento sull’autismo nella fascia 0-6 anni, un periodo cruciale per l’individuazione precoce e l’avvio di interventi efficaci. L’obiettivo principale è quello di collegare la ricerca scientifica ai percorsi di cura concreti, mettendo in dialogo professionisti di diverse discipline.
Ecco una sintesi dei contributi dei principali relatori:
Fattori Ambientali e Biologici
- Silvia Guerrera: Ha spiegato che l’autismo deriva dall’interazione tra genetica e fattori ambientali(inquinamento, pesticidi, stress prenatale) che influenzano l’espressione genica.
- Ha introdotto il concetto di neuroinfiammazione, uno stato infiammatorio cronico del cervello che può alterare le sinapsi e la comunicazione tra aree cerebrali.
- Claudia Brogna: Si è focalizzata sull’asse intestino-cervello, spiegando come il microbioma intestinale influenzi il comportamento e le emozioni.
- Ha sottolineato che la selettività alimentare (presente nel 60-70% dei casi) può causare infiammazione sistemica, peggiorando il quadro clinico, ma può essere migliorata con un supporto nutrizionale mirato.
Diagnosi e Ricerca Clinica
- Sara Calderoni ed Eugenia Conti: Hanno illustrato l’importanza di riconoscere i segnali precoci tra i 12 e i 24 mesi (come la scarsa risposta al nome o il limitato contatto visivo) per attivare interventi quando il cervello è più plastico.
- Hanno promosso un modello di percorsi di cura integrati tra sanità, scuola e famiglia per garantire continuità assistenziale.
- Giacomo Vivanti: Ha posto l’accento sulla qualità, spiegando che l’intervento precoce deve essere Evidence-Based (EB), ovvero basato su prove scientifiche.
- I criteri di qualità includono la personalizzazione, un’intensità adeguata e il coinvolgimento diretto della famiglia (modelli parent-mediated).
- Valentina Riva: Ha presentato l’esperienza del Baby Lab, un centro dove la ricerca (tramite strumenti come l’eye-tracking) viene trasformata in protocolli clinici più precisi per la diagnosi e il trattamento tempestivo.
SESSIONE 2 – Continuità di intervento nell’autismo: dall’epoca scolare all’adolescenza
Questa sessione mette al centro la continuità degli interventi, mostrando come le esigenze del bambino/ragazzo con autismo evolvano dalla scuola primaria all’adolescenza e come i servizi, la scuola e la famiglia debbano adattarsi di conseguenza.
Ecco una sintesi degli interventi dei relatori:
L’Autismo al Femminile
- Luigi Mazzone: Ha spiegato che nelle femmine l’autismo è spesso sottodiagnosticato perché il profilo è più “sottile” e meno stereotipato.
- Le ragazze tendono a usare il camouflage (mascheramento sociale), imitando le coetanee per nascondere le difficoltà; questo sforzo costante aumenta però il rischio di ansia, depressione e burnout.
- L’obiettivo è formare i professionisti a riconoscere segnali meno evidenti, come la rigidità interna o la forte ansia prestazionale.
Socialità e Modello PEERS
- Antonio Narzisi: Ha presentato il modello PEERS, un programma strutturato di gruppo per insegnare abilità sociali ad adolescenti con buon funzionamento cognitivo.
- Il percorso coinvolge anche i genitori, che imparano a supportare i figli nel “trasferire” le competenze apprese (come gestire una conversazione o un conflitto) nella vita reale.
Comorbilità e Traiettorie Evolutive
- Alessandra Carta: Ha evidenziato che l’autismo è spesso accompagnato da altre condizioni (comorbilità) come ADHD, ansia, disturbi del sonno o dell’umore.
- I sintomi cambiano nel tempo: se in età scolare prevalgono le difficoltà di adattamento, in adolescenza emergono crisi legate all’identità, alla sessualità e alla pressione sociale.
Il Ruolo della Scuola
- Paola Visconti: Ha definito la scuola come un contesto cruciale non solo per l’apprendimento, ma per lo sviluppo sociale ed emotivo.
- Un’inclusione efficace richiede strategie basate su evidenze scientifiche: ambienti strutturati (es. schemi visivi), insegnamento modulato e attività di socializzazione tra pari.
- La collaborazione scuolafamiglia è considerata essenziale per garantire coerenza negli obiettivi e nei metodi educativi.
Le due sessioni delle due giornate ci hanno mostrato come l’autismo non sia solo un profilo clinico, ma un percorso che attraversa la vita della persona, dalla prima infanzia all’adolescenza.
Abbiamo ascoltato voci che denunciano ancora troppe disparità di riconoscimento: dall’autismo al femminile, spesso mascherato, ai limiti organizzativi e culturali dei servizi, che rendono difficile la continuità dell’intervento.
In sintesi, il messaggio forte che emerge è che non basta intervenire presto: bisogna intervenire bene e insieme.
Serve un lavoro stabile tra scuola, servizi sanitari, famiglia e ricerca, capace di tradurre le evidenze scientifiche in azioni concrete, di adattare gli interventi ai cambiamenti dello sviluppo e di sostenere la persona con autismo non solo come paziente o alunno, ma come individuo in crescita, con bisogni che cambiano e con risorse che si possono potenziare.
Solo così, dalle prime avvisaglie nei primi anni di vita fino ai progetti di vita adulta, possiamo costruire un sistema di cure e inclusione davvero significativo per le persone con autismo e per le loro famiglie.
Irene Pellizzaro
