L’Autismo – segue

7 Settembre 2010 Non attivi Di admin

Autismo

Diagnosi differenziale

Si stima che l’autismo interessa 7 bambini su 10.000 nati. I maschi sono colpiti tre o quattro volte più’ frequentemente delle femmine. i sintomi si manifestano in genere nei primi tre anni di vita e perdurano per tutta la vita.
Sebbene non esista ad oggi una cura, un trattamento adeguato può favorire uno sviluppo adeguato e ridurre al minimo i comportamenti indesiderati.
Le persone autistiche possono aspirare ad una vita per loro adeguata.
La gravità dei casi varia. Si va da un disturbo molto lieve che può assomigliare ad un disturbo della personalità associato a disabilità dell’apprendimento, alla forma più grave di comportamenti estremamente ripetitivi associati a ritardo mentale e aggressività.

Autismo una parola che racchiude mille sfaccettature diverse. L’autismo non è una malattia, ma un disturbo dello sviluppo della funzione cerebrale.
L’autismo si potrebbe definire un insieme di disturbi neurologici che impedisce alle persone di elaborare correttamente   le informazioni provenienti dall’ambiente esterno.
il range autistico è così variegato da confondere l’occhio anche più’ esperto dietro  a nomi pressoché sconosciuti che danno il nome a sindromi spesso rare.
Dietro ad ogni etichetta una persona che spesso vive il suo handicap con estrema sofferenza e rabbia per le gravi conseguenze del suo stato.
Sindrome di Asparger, Sindrome di Angelman, Sindrome di x-fragile e tante altre   che si riassumono spesso nella casella Disturbi Pervasivi dello Sviluppo.
i bambini che presentano solo alcuni sintomi dello spettro autistico vengono spesso diagnosticati come affetti da disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato (pdd-nos)
Il termine SINDROME DI ASPARGER viene talvolta usato per descrivere persone autistiche di alto funzionamento (non si sospetta alcun ritardo mentale ed è buona la capacità di organizzarsi nel quotidiano.
Il linguaggio verbale è ben sviluppato.
IL DISTURBO DISINTEGRATIVO DELL’INFANZIA (CDD) invece si riferisce a quei bambini che dopo uno sviluppo pressoché normale delle funzioni poi perdono le proprie capacità e cominciano a mostrare un comportamento autistico.
LA SINDROME DI RETT invece colpisce solo le bambine, è un disturbo genetico legato al sesso caratterizzato da inadeguata crescita cerebrale, crisi epilettiche e altri problemi neurologici, possono presentare anche comportamenti autistici. In una minoranza dei casi patologie come la sindrome dell’x fragile, la sclerosi tuberosa, la fenicheltonuria non trattata e la rosolia congenita possono causare autismo; altri disturbi, tra i quali la   sindrome della Tourette, i disturbi dell’apprendimento e i deficit dell’attenzione spesso si associano all’autismo ma non ne costituiscono la causa.
Non si sa ancora il perché il 20-30% di persone autistiche sviluppano epilessia entro l’età adulta.
Mai sono presenti nell’autismo allucinazioni e deliri.
Il rischio di avere un secondo figlio autistico è stimato intorno al 5% (ovvero 1:20) rispetto al rischio della popolazione generale.
Inoltre esistono evidenze che disturbi di tipo affettivo come la sindrome maniaco-depressiva si presenti con una frequenza superiore alla media in famiglie che comprendono i casi di autismo.
Spesso i problemi di udito possono essere confusi con l’autismo, i bambini con ritardo del linguaggio dovrebbero sempre essere sottoposti a test dell’udito. Tuttavia talvolta i problemi all’udito si sovrappongono all’autismo.
Un bambino depresso con gravi problemi di ordine emotivo può presentare molti tratti autistici, la prognosi però è assolutamente più favorevole: se ben trattati possono avere uno sviluppo pressoché normale.
Un problema diffuso è quello di stimare il quoziente intellettivo dei bambini autistici: si stima che la metà delle persone con autismo abbia un q.I. al inferiore a 50. il 20% fra 50 e 70; il 30% oltre 70.
Ma risulta ancora molto difficile ottenere la completa collaborazione del bambino autistico al test..
Solo una piccola percentuale di persone autistiche risultano essere “Savant” ovvero persone con capacità straordinarie limitatamente ad alcuni campi come la musica, la matematica o il disegno.

Fondamentale risulta essere una corretta e approfondita diagnosi differenziale.
Molteplici le cause dell’autismo finora evidenziate: possibile un’eziologia infettiva, un danno metabolico, delle aberrazioni cromosomiche, delle lesioni strutturali nel sistema nervoso centrale, associazioni con handicap sensoriali come cecità e sordità, associazioni con una seconda sindrome, Idiopatia, Fattori psicologici,

triade   sintomatologica

Il termine autistico fu coniato da Leo Kanner nel 1938  nel suo articolo intitolato “Disturbi autistici del contatto affettivo” pubblicato nella rivista “Nervous  Child”.
Egli evidenziò una triade di sintomi che era presente in un gruppo di bambini che lui aveva osservato:
– isolamento affettivo o incapacità di rapportarsi in modo adeguato alle persone, il bambino non stabilisce amicizie e non cerca conforto nelle persone più’care, se chiamati con il proprio nome, i bambini   possono non rispondere e spesso evitano lo sguardo  altrui; possono avere difficoltà a interpretare il tono della voce o le espressioni del viso. Hanno difficoltà ad adeguare il proprio comportamento alle  situazioni. Appaiono inconsapevoli dei sentimenti altrui nei propri confronti e dell’impatto negativo  del proprio comportamento sugli altri.
– repertorio di interessi ristretti o schemi di azione molto rigidi, molti bambini affetti da autismo si dedicano ad attività motorie ripetitive come giocare con dei fili, far ruotare le ruote di una macchinina, dondolarsi, giocare con le mani, guardare la lavatrice che gira i panni, o anche manifestazioni di aggressività come picchiarsi o mordersi le mani. Può darsi che questo sintomo sia collegato  al fatto che i bambini con autismo spesso hanno la percezione sensoriale anomala, ovvero possono rispondere in maniera diversa ai suoni, al tatto e agli stimoli sensoriali. Molti mostrano una ridotta sensibilità al dolore. A volte possono essere molto sensibili ad altre sensazioni. Questo potrebbe anche causare la resistenza di alcuni bambini di farsi toccare.

Problemi di comunicazione sia verbale che non verbale e della immaginazione. Sono bambini che presentano gravi difficoltà di linguaggio. Tra i sintomi più’frequenti si hanno quello di riferirsi a se stesso in tersa persona, il ritmo non è quello corretto, spesso usano ecolalie per   comunicare, a volte parlano solo di un numero ristretto di argomenti, con poca attenzione delle persone con cui stanno parlando.
Inoltre L’attività immaginativa di queste persone è molto deficitaria. questo si manifesta spesso con l’assenza di gioco simbolico.
Kanner fece due errori: evidenziò in quel gruppo di bambini che lui denominò autistici, due componenti: la presenza di isolotti di abilità sopra la norma e ipotizzando questa straordinaria capacità presente in tutti i bambini autistici, cosa che invece è presente solo in un numero molto ristretto di persone.
Altro errore amplificato da diversi  altri autori di corrente psicoanalitica, che è costato anni di sofferenze ai familiari della persona autistica è stato quello di ipotizzare un’ambiante familiare molto agiato e una madre con caratteristiche autismogene, ovvero in grado di creare un figlio autistico con atteggiamenti freddi e distaccati..
A causa di questa corrente ormai pressoché estinta grazie alle più recenti scoperte, molti genitori si sono sottoposti ad anni di analisi per individuare la causa di tanti problemi. Quando invece tanta fatica poteva essere impiegata all’accettazione del grave problema e alla ricerca di una migliore strategia operativa per far fronte al problema del bambino che coinvolge tutta la famiglia, la scuola e l’ambiente del bambino.
A questa triade spesso bisogna aggiungere la presenza di diversi disturbi associati, quali la stereotipie: come dondolarsi, muovere le mani in modo insolito, ecc.;
L’autolesionismo: mordersi, picchiarsi, graffiarsi, la cui frequenza aumenta quando al bambino vengono fatte richieste particolari.
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scoppi di collera: aggressività verso oggetti o persone, crisi di pianto, grida, in situazioni o momenti diversi;
ecolalie: ripetizione in modo automatico ed insistente di parole dette da altri. Questa può essere immediata o differita nel tempo. Spesso comunque può rappresentare l’unico modo di comunicare della persona con questo tipo di patologia.
iperattività: incessante movimento senza apparente finalità, toccare incessantemente gli oggetti.


CRITERI DIAGNOSTICATI DEL DSM IV-1994

disturbo qualitativo della interazione sociale:
disturbo dei comportamenti non verbali per regolare l’interazione sociale,
Mancato    sviluppo dei rapporti interpersonali normali per l’età;
mancanza dell’attenzione congiunta;
mancanza o disturbo della reciprocità sociale o emotiva.
Disturbo qualitativo della comunicazione:
ritardo o assenza del linguaggio verbale;
disturbo nell’iniziare e nel mantenere una conversazione;
linguaggio idiosincratico;
mancanza del gioco e dell’attività simbolica.
Presenza dei comportamenti ripetitivi e stereotipati:
preoccupazione eccessiva per uno o più interessi specifici;
adesione inflessibile a routine e a rituali;
stereotipie motorie;
preoccupazione persistente con una o più parti di un oggetto.
Ritardo o assenza di interazione sociale, uso sociale
del linguaggio  e sviluppo dell’attività simbolica,
con esordio prima dei tre anni di età.

Un ragazzo autistico alla domanda che cosa era l’autismo per lui mi ha risposto: “è un pourporie di fenomeni che se avesse un colore sarebbe viola”.
Leonard è un discendente degli Indiani d’america, vive a Toronto in una casa famiglia, ha 25 anni, lavora in una lavanderia e comunica scrivendo in una tastiera cartacea che si porta sempre con lui. Leonard sa anche parlare ma fa  molta più’ fatica a selezionare le parole giuste per l’occasione, parla spesso per frasi fatte e troppo velocemente per essere comprensibile da chi non lo conosce a fondo.
A Toronto esiste un organizzazione molto efficiente, il “KERRY’S PLACE AUTISM SERVICES” fondata da un gruppo di famiglie con bambini con problemi simili e con le stesse esigenze.
E’ un servizio integrato che si occupa dall’orientamento familiare a quello scolastico, fino alla gestione del tempo libero dei ragazzi, alla creazione di case famiglia studiate apposta su misura per i diversi ospiti. Ho visto case molto curate al centro di quartieri molto popolati, come anche abitazioni molto isolate con tanto verde intorno dove i ragazzi potevano lavorare all’aria aperta e fare in alcuni momenti della giornata le cose che più’ li gratificavano.
Tutti i ragazzi sono considerati “integrabili” anche i più’ aggressivi.
Certo l’intervento a rete è molto efficace: la comunicazione all’interno dello staff è molto efficace.
Questo permette di affrontare i problemi in maniera compatta evitando inutili sprechi di energia che spesso provocano crisi nei ragazzi più’ fragili.
Il      burn-out, termine usato per indicare “la bruciatura” degli operatori che perdono il contato con la realtà e finiscono  per avere degli episodi più’ o meno acuti di   problemi psicologici anche gravi, è  ancora un fenomeno troppo diffuso  tra gli operatori che si occupano della patologia autistica..
Cosa fare per queste persone così in difficoltà? Teo Peters  ama  dire  che un bambino autistico in questa società è come un extraterrestre che venisse da Marte. Non parlando non sono   in     grado di trasmettere chiaramente      i propri bisogni  e desideri. Questo spesso può divenire  fonte di frustrazioni anche gravi.
Non rispondono    in  modo congruo alle sollecitazione degli altri   e questo può confondere e sconvolgere gli altri che sentono di non riuscire a creare una relazione significativa con loro. La loro difficoltà a comprendere il linguaggio verbale li sottopone a stress notevole in modo continuo.
Le istruzioni dette in modo caotico e in un contesto non familiare li possono disorientare come anche istruzioni che implicano concetti astratti         per loro difficile da comprendere. Il bambino autistico può mostrare confusione di fronte a troppe parole, è incapace a generalizzare il significato ad altre situazioni, ha gravi problemi nel linguaggio espressivo, perciò è bene utilizzare dei sistemi di comunicazioni alternativi e condivisi per facilitarlo.

Prognosi
L’autismo è una disabilità   che dura per tutta la vita e per la quale non esiste a tutt’oggi alcuna possibilità di cura e può essere alleviato ricorrendo a programmi educativi speciali. Questi programmi possono davvero offrire un’intervento efficace diretto in diverse aree: abilità di autonomia personale, di socializzazione, di attività cognitiva, di attività motoria e di abilità della comunicazione.
In molti casi i bambini migliorano a causa del trattamento e dalla maturazione,, L’adolescenza può causare un cambiamento dell’intensità della sintomatologia, come ogni crisi può essere sia verso un miglioramento che invece verso un peggioramento generale del quadro. In alcuni casi ci può essere una non accettazione del proprio handicap che conduce verso una depressione e diventare sempre più investibili.
E’ consigliabile per questo facilitare il più possibile l’elaborazione del lutto dell’immagine di se normale e nella persona autistica e nei suoi familiari.
Nel caso dell’autismo, la valutazione prognostica risulta complessa a causa delle incertezze dell’eziopatogenesi.
La Wing nell’86 descrive la prognosi dei bambini autistici che non si discosta molto da quella descritta da Kanner nel 43: il 5—10% dei soggetti diverrebbe autosufficiente;
il 25–30% avrebbe bisogno di una supervisione per tutta la vita;
per il 60-70% si imporrebbe l’istituzionalizzazione a causa della totale dipendenza degli altri.

Valutazione
Molte le scale di valutazione usate per l’autismo. Dopo aver eseguito un’accurata diagnosi differenziale è fondamentale  eseguire una serie di valutazioni siontomatologiche e funzionali per individuare il livello di adattamento raggiunto dall’individuo. A tale scopo risulta utile anche valutare videoregistrazioni delle attività svolte dal bambino in altri contesti con altre persone.
Inoltre è fondamentale raccogliere   una serie di informazioni dai familiari e dalle insegnanti di scuola.
Tra le scale più usate abbiamo:

La checklist del metodo Portage;
La Pep-r
AAPEP

Per quanto riguarda invece la valutazione sintomatologica abbiamo le scale:
La cars;
L’ABC;
L’ERCA_III

trattamenti
Attualmente non esiste una cura per l’autismo.
Le terapie e gli interventi vengono scelti in base ai sintomi specifici e alle esigenze di ogni individuo inserito nel proprio contesto.
In genere viene scelta la terapia insieme ai genitori e alla scuola in base alle esigenze che ci si trova ad affrontare caso per caso.
Personalmente    consiglierei un’analisi dell’intervento sul caso dipendente anche dalla fase evolutiva della persona che si ha davanti.
Un’analisi della situazione dettagliata deve essere la base di ogni intervento. Per questo trovo fondamentale precedere l’intervento con una serie di incontri volti a conoscere il sistema dove è inserito il bambino: la sua famiglia, la scuola, la sua classe, il suo quartiere. E’ consigliabile infatti un intervento di rete.
Essenziale somministrare una serie di test per valutare in modo adeguato le competenze del bambino e quali sono le sue abilità emergenti su cui impostare una corretta programmazione.
Prima di procedere è bene formare l’équipe che seguirà il caso nei diversi ambiti in modo da comunicare con lo stesso linguaggio e perseguire lo stesso risultato.
E’ bene interrogarsi sempre su quali sono le nostre aspettative a breve termine e a lungo termine sul caso e confrontarsi con il resto del gruppo.
Le terapie mediche possono essere specifiche per danni specifici come le terapie metaboliche, un intervento neurochirurgico tempestivo,; terapie non specifiche per comportamenti specifici: terapie farmacologico, terapie vitaminiche Sebbene questi ultimi interventi non curino l’autismo possono comunque alleviarne i sintomi e portare ad un miglioramento della qualità della vita delle persone autistiche.

Trattamenti educativi: Se sono consigliate terapie mediche la componente educazionale dovrebbe essere complementare alle altre terapie. Dopo una specifica analisi individualizzata delle aree problematiche e di quelle emergenti,  si programma uno specifico trattamento educazionele più o meno intensivo. Prima si inizia con l’intervento prima il bambino apprende a muoversi nel mondo in modo più idoneo a lui.E’ stato evidenziato che un intervento precoce ha buone possibilità di influenzare positivamente lo sviluppo cerebrale.
Tra i metodi di intervento più usati troviamo:
L’attivazione emotiva e di reciprocità corporea (AERC di Michekle Zappella);
il modello Teacch (Schopler);

La comunicazione aumentativa e alternativa;

il metodo Greenspain con il floortime;

il modello Feuerstain di potenziamento cognitivo;

il Comunity Network Approach.