INSEGNARE IL COMPORTAMENTO VERBALE A BAMBINI CON AUTISMO

3 Luglio 2013 Non attivi Di admin

Le teorie tradizionali che si sono occupate dello sviluppo del linguaggio (Chomsky, Piaget, Pinker, Brown, Brunner) lo hanno definito come un processo biologico innato non dipendente da fattori ambientali, ma sotto il controllo di meccanismi cognitivi interni che raccolgono, classificano, codificano e immagazzinano le informazioni. Queste teorie hanno, di conseguenza, posto le loro attenzione sull’analisi della forma del linguaggio, parole e frasi, in particolare studiandone la sintassi, la grammatica, la semantica, la pragmatica, il lessico e il rapporto tra morfemi e fonemi. La produzione verbale è stata spiegata in termini di cause e meccanismi mentali sottostanti, le parole sono state considerate come simboli utilizzati per esprimersi, comunicare idee, veicolare significati e concetti da trasmettere e il loro significato è stato definito come ciò a cui la parola si è riferita.

Questi approcci hanno diviso il linguaggio in due categorie: linguaggio espressivo e linguaggio ricettivo e hanno dominato per lungo tempo il settore della valutazione e del trattamento per bambini con disturbi e/o ritardo del linguaggio.

Nel 1957, Skinner scrive il libro “Verbal Behavior” nel quale offre un’interpretazione comportamentale del linguaggio: lo studioso sostiene che il linguaggio è un comportamento verbale che può essere spiegato tramite le stesse variabili ambientali che rendono ragione di ogni altro comportamento.

Cosiderato in quanto comportamento, anche il linguaggio sottostà alla contingenza di tre termini: l’antecedente, il comportamento vero e proprio e la conseguenza. L’antecedente descrive la situazione prima del comportamento e comprende il controllo dello stimolo e la motivazione (MO); il comportamento rappresenta la forma della risposta che la persona attua rispetto all’antecedente e infine la conseguenza sono le azioni che seguono quel determinato comportamento. Nella conseguenza il comportamento può subire delle variazioni tramite il rinforzo (aumento del comportamento), l’estinzione (diminuzione del comportamento) o la punizione (indebolimento del comportamento).

Date queste premesse anche il comportamento verbale può essere studiato sulla base degli stimoli ambientali che lo precedono (A) e che lo seguono (C): la parola non viene più definita sulla base della sua forma, ma per la sua funzione, ossia sulla base delle variabili che ne controllano l’emissione. Il linguaggio viene così suddiviso in categorie funzionali chiamate operanti verbali:

 

–  MAND (Richiesta)-> chiedere ciò che si vuole. Per esempio dire “caramella” perchè la si vuole.

 

Antecedente                       Comportamento bimbo                      Rinforzatore

MO: volere una caramella      Cmp.verbale: dire “caramella”            specifico alla MO:

caramella

 

–  TACT (Denominazione)-> dire il nome o identificare un oggetto, un evento o una caratteristica. Per esempio dire “caramella” perché la si vede.

 

Antecedente                       Comportamento bimbo                      Rinforzatore

Stimolo non verbale:           Cmp.verbale: dire “caramella”        Rinforzo non specifico

vedere una caramella                                                                       sociale: “Bravo!”

 

–  ECOICO (Imitazione vocale)-> ripetere esattamente quello che si è sentito. Per esempio dire “caramella” dopo che qualcun altro ha detto la stessa parola.

 

 

 

Antecedente                       Comportamento bimbo                      Rinforzatore

Stimolo non verbale:            Cmp.verbale: bimbo dice                  Rinforzo sociale:

insegnante dice “caramella”               “caramella”                                     “Bravo!”

 

–  INTRAVERBALE (Risposta a domande)-> rispondere a domande o conversare quando le parole sono sotto il controllo di altre parole. Per esempio dire “caramella” quando viene chiesto: “quale è una cosa che si mangia?”

 

Antecedente                     Comportamento bimbo                    Rinforzatore

Stimolo verbale:                Cmp.verbale: bimbo dice                 Rinforzo sociale:

dire “qual’è una cosa                     “caramella”                       “Bravo!” e consegna

che si mangia?”                                                                              un gioco

                          

–  COMPORTAMENTO DELL’ASCOLTATORE (ricettivo e non verbale)-> eseguire istruzioni o compiere azioni motorie in risposta a quanto detto da qualcun altro. Per esempio consegnare una caramella a chi ha chiesto “dammi una caramella”.

 

Antecedente                      Comportamento bimbo                        Rinforzatore

Stimolo verbale:                Cmp. non verbale: bimbo                   Rinforzo sociale:

“mi dai una caramella?”         consegna una caramella           “Bravo!” e consegna un

gioco

 

È quindi di fondamentale importanza la classificazione comportamentale del linguaggio poichè le parole sono così definite sulla base delle loro categorie e assumono diversi significati a seconda delle condizioni in cui un bambino impara a dirle e ciò diventa di grande aiuto per un bambino con DSA. Egli in genere non possiede un repertorio verbale che includa risposte in ogni categoria per la medesima parola: questo accade perchè le categorie (mand, tact, ecc) sono funzionalmente indipendenti e le risposte (parole) possono non trasferirsi da una categoria all’altra senza un insegnamento intenzionale. Per esempio non si può dare per scontato che poichè un bambino denomina “caramella” quando la vede sia in grado di chiederla quando la desidera.

Un profilo comune in bambini con DSA include un ampio repertorio dell’ascoltatore, molti TACT, ma pochissime richieste e quasi nessun intraverbale.

Questo problema può derivare da un insegnamento che non abbia tenuto conto della classificazione comportamentale del linguaggio e non abbia di conseguenza riconosciuto l’effettiva necessità di un insegnamento diretto; anzi sono spesso le competenze cognitive a venir considerate responsabili dell’assenza di linguaggio spontaneo e della conversazione.

Sviluppare la richiesta diviene a questo punto prioritario per favorire lo sviluppo del linguaggio nei bambini con DSA per una serie di motivi:

–  il repertorio richiestivo è il primo a svilupparsi nella maggior parte dei bambini;

–  la richiesta è l’unico comportamento verbale che beneficia direttamente il parlante e cresce di conseguenza;

–  la richiesta, fornendo un beneficio diretto, insegna che anche il comportamento verbale ha valore;

–  gli altri repertori insegneranno al bambino cosa dire quando vuole parlare;

–  le richieste possono essere emesse sia vocalmente sia tramite l’ausilio del linguaggio dei segni, manuali o la CAA.

Per insegnare la richiesta è necessario partire dai rinforzatori più potenti e da quelle situazioni in cui la motivazione per l’oggetto è più alta. Il bambino cambia idea continuamente su quello che vuole e quindi è importante negli operatori sviluppare una certa flessibilità e impegnarsi a condizionare se stessi e l’ambiente ad essere rinforzatori.

Per favorire maggiormente questo processo possono essere precedentemente utilizzate varie tecniche, come per esempio l’associazione stimolo-stimolo in base alla quale insegnate e ambiente diventano un posto gradevole a cui avvicinarsi.

Per insegnare e sviluppare la richiesta è importante seguire alcune semplici regole:

–  l’insegnamento avviene in ambiente naturale e quotidiano dove la MO è più forte;

–  bisogna catturare e suscitare il maggior numero possibile di opportunità di richiesta ogni giorno stabilendo per il bambino un obiettivo di centinaia di richieste trasversali a diversi rinforzatori;

–  è utile tenere il conto del numero quotidiano di richieste suggerite e non e mettere i risultati su un grafico;

–  un obiettivo sarà raggiungere la risposta migliore e meno suggerita;

–  è necessario fare molta pratica per l’utilizzo del rinforzo, per l’identificare l’approssimazione da accettare e il livello di suggerimento da fornire che andrà via via a sfumare velocemente;

–  infine è importante creare situazioni stimoli estremamente motivanti per il soggetto.

Qualsiasi situazione, evento, stimolo può alterare il valore di uno stimolo come rinforzatore e alterare la frequenza di alcune risposte che hanno prodotto quella conseguenza in passato (operazione motivante). Un set di stimoli in cui sia presente un’operazione motivativa per uno stimolo al quale sia bloccato, interrotto o negato l’accesso e che momentaneamente alteri il valore di altri stimoli come rinforzatori evocando tutti i comportamenti che in passato hanno prodotto quel rinforzo si chiama MO-transitiva (CMO-T).

Un esempio della CMO-T è il seguente:

“Quando per me diventa importante dipingere (MO) e mi serve il pennello MA non è disponibile nessun pennello, ALLORA il pennello è momentaneamente condizionato come rinforzo e vengono evocati tutti i comportamenti che in passato hanno portato a ottenere un pennello: CHIEDO “Posso avere un pennello?”

Quando il repertorio richiestivo sarà sotto il controllo della motivazione, il bambino imparerà a chiedere oggetti che non sono presenti.