Il nostro Modello di Intervento Psico-Educativo

7 Settembre 2009 Non attivi Di admin

 

MODELLO DI INTERVENTO PSICO-EDUCATIVO

DELLA COOP. SOCIALE

 “TUTTIGIUPERTERRA”

La Coop. Sociale “Tuttigiuperterra” si occupa essenzialmente dell’educazione dei bambini con Disturbi dello Sviluppo, di tipo autistico, ritardo mentale e disturbi del comportamento e della relazione.
Il primo incontro col bambino e la famiglia, da parte dell’equipe della Cooperativa,  avviene dopo la fase diagnostica e anamnestica da parte dei neuropsichiatri infantili e/o altre figure professionali e/o dell’ASL di riferimento.
Viene quindi fatta una valutazione psico-educativa, osservazione, colloqui ed eventuali questionari non strutturati, vengono utilizzati principalmente i seguenti  strumenti di valutazione funzionale:
•    Pep-3 di E. Schopler;
•    Check list del metodo Portage di M.. Zappella;
•    ABC e CARS per definire meglio i tratti autistici;
•    Consulenze e valutazioni logopediche e/o neuropsicologiche mirate ad approfondire e  specificare  meglio il lavoro sulla comunicazione e testare il livello di integrazione sensoriale di ogni bambino.

Il nostro obiettivo principale è creare una rete tra tutte le figure professionali, familiari e sociali presenti nella vita del bambino, in modo che egli abbia chiarezza e coerenza negli apprendimenti e relazioni sociali.

La terapia avviene sia a livello ambulatoriale, che nella scuola del bambino, dove le educatrici o le psicologhe si recano settimanalmente per condividere con le insegnanti il programma educativo e/o sostenere il loro lavoro in caso di difficoltà o cambiamenti.
La famiglia partecipa, settimanalmente o mensilmente, al lavoro col bambino e le terapiste, in modo che essa sia il più possibile informata e formata sul lavoro svolto col figlio, possa anch’essa prendere parte alle attività, proseguirle eventualmente a casa, e creare una rete più coerente  e chiara d’intervento. La famiglia può in qualsiasi momento chiedere un colloquio con l’equipe professionale per chiedere chiarimenti e/o aiuto.

Modello T.E.A.C.C.H. e approccio integrato  nei
Disturbi dello Spettro Autistico.

Le attuali conoscenze e la pratica clinica sempre più indicano non singoli “metodi”, ma un intervento individualizzato e umano che possa mettere al servizio del progetto del singolo bambino e della sua famiglia conoscenze, strategie e tecniche elaborate da diverse “scuole”.
Tuttavia va sottolineato che i principali interventi psico-educativi, nel caso PDD, finora riconosciuti e validati scientificamente si muovono in quadro di riferimento cognitivo-comportamentale.
Il nostro principale modello di riferimento teorico-pratico è il modello T.E.A.C.C.H. (Treatment and Education of Autistic  and Related communication Handicapped Children)  di Erick Schopler.

I principali vantaggi del T.E.A.C.C.H., sono:
► la grande importanza data all’aspetto VISIVO,
► il valorizzare tutte le capacità dei bambini, soprattutto quelle emergenti (solitamente si valutano le abilità solo come riuscite o non riuscite senza considerare le potenzialità emergenti) e quelle che sono i punti di forza di ogni bambino.
► dare grande importanza alle motivazioni ed interessi particolari di ogni bambino come canale  per l’apprendimento e per la relazione.
► la strutturazione del lavoro, intesa come suddivisione dei compiti in piccole sub-unità e sviluppando le parti carenti e/o emergenti.

Altro vantaggio importante è che, non essendo un metodo ma un programma, è flessibilile ed adattabile alle diverse esigenze di ciascuno, e permette di integrare nel proprio modello, in maniera armonica, le parti migliori di altri metodi (sempre specifici e riconosciuti validi per l’autismo).
Per citarne alcuni:
•    La C.A.A. (Comunicazione Aumentativa Alternativa) , ha diversi punti in comune col TEACCH in quanto anch’essa prevede l’utilizzo sistematico ed organizzato di strategie visive per la comuicazione, fornendo ottimi strumenti per rendere chiaro, prevedibile e fruibile l’ambiente.
•    L’AERC (Attivazione Emotiva e Reciprocità Corporea )
Metodo  Etodinamico, è un approccio di base per l’autismo che punta sulla ricerca della motivazione nell’ambiente naturale, usando dei modi che rendano il bambino autistico curioso; implica la messa in atto, da parte del terapeuta, di un processo interattivo molto intenso col bambino, cui devono assistere e partecipare i genitori stessi, basato  sull’attivazione emotiva. L’AERC è particolamente indicato per i bambini più piccoli (fino a 7 anni), ma l’esperienza clinica mostra che se tale appoccio è unito a modelli strutturati  attivanti l’autonomia del soggetto, come appunto il TEACCH,
•    le STORIE SOCIALI,
•    I GIOCHI DI MICHELI, esso da buoni risultati anche per gli adolescenti.

Nel nostro approccio particolare cura ha, quindi, l’aspetto relazionale / affettivo:
il lavoro si basa su una buona relazione precedentemente stabilita e continuamente curata, come condizione indispensabile per ottenere dei risultati e motivare il bambino al lavoro ed alla collaborazione. Il gioco di relazione, la conoscenza e l’abilità di esprimere le emozioni sono obiettivi primari in questo tipo di intervento: sono modalità ed approcci diversi da bambino a bambino, considerando le sue difficoltà e competenze particolari.

COS’ E’ IL MODELLO T.E.A.C.C.H.

–  Treatment and Education of Autistic and related Communication Handiccaped CHildren.
–   Ideato da Eric Schopler e coll. Negli anni ’70 all’interno della Division TEACCH della University of North Carolina a Chapel Hill.
–   Nel North Carolina il TEACCH è un programma di Stato ( i Servizi sono finanziati dallo Stato).
Il TEACCH è un programma che copre l’intero arco di vita della persona e tutti i diversi ambiti di vita.
E’ un programma piuttosto individualizzato che combina alcuni elementi del modello evolutivo (che rispecchiano la sequenza evolutiva tipica) con determinati approcci che affrontano gli specifici problemi di apprendimento dei bambini affetti da autismo.

I punti fondamentali del TEACCH sono:

1- Autismo come Disturbo dello Sviluppo        2- Programmi individualizzati e flessibili
3- Valorizzare i punti forti e le emergenze        4- Importanza della Struttura
5 – Stretta collaborazione con la famiglia        6- formazione/informazione dei docenti

Obiettivi generali e principi base:
•    Promuovere comportamenti nell’area dell’INTERSOGGETTIVITA’ : significa cercare di attivare il bambino in modo che vengano costruiti significati emotivi condivisi tra il bambino e un adulto di riferimento. In quest’ambito rientrano comportamenti quali l’attenzione congiunta, la sincronia delle espressioni facciali, lo scambio dei turni, lo sguardo appropriato e flessibile e la capacità di indicare all’altro qualcosa. Per favorire queste manifestazioni è opportuno creare situazioni di gioco e di lavoro usando materiale interessante per lui, organizzando il tempo e lo spazio
•    STRUTTURAZIONE  SPAZIO TEMPORALE e del MATERIALE DI LAVORO: significa rendere chiaro, leggibile, visivamente evidente, quindi comprensibile e prevedibile, ciò che viene richiesto al bambino.
Strutturare lo spazio (fig.1) risponde alla domanda “dove?”: l’ambiente deve essere organizzato in spazi chiaramente e visivamente delimitati, ognuno con funzioni specifiche, per consentire al bambino di sapere con precisione ciò che ci si aspetta da lui in ogni luogo ed in ogni momento. E’ quindi importante individuare un luogo preposto per le attività a tavolino ed uno per il gioco libero e tenerli distinti. E’ importante iniziare con attività a lui gradite e gradualmente aumentare i tempi di attenzione; l’attività dev’essere portata a termine prima di iniziarne un’altra. Si consiglia inoltre di strutturare un’alternanza gioco – lavoro al fine che il bambino differenzi le 2 richieste e le alterni.

Fig.1

Fig. 2

Organizzare il tempo (Fig.2) significa rispondere alla domanda “quando? Per quanto tempo?”: la giornata può essere strutturata attraverso una ”agenda” costituita da una sequenza di immagini con foto e, in futuro, parole scritte, ordinate dall’alto verso il basso. In questo modo il bambino in ogni momento è informato su ciò che sta accadendo, ciò che è accaduto e ciò che accadrà, aumentando la prevedibilità ed il controllo della situazione, e diminuendo l’incertezza fonte d’ansia.
Strutturare il materiale di lavoro significa rispondere in modo chiaro e concreto alla domanda “Che cosa?”: i compiti devono essere proposti in modo evidente, utilizzando il canale visivo, in modo che il bambino comprenda ciò che deve fare senza bisogno di tante spiegazioni verbali; per es. ogni esercizio può essere contenuto in una scatola di lavoro, contrassegnata da un simbolo del compito; a sinistra si può riporre il lavoro da fare e a destra il lavoro finito.

L’organizzazione strutturata facilita lo svolgersi delle attività , limitando i danni dei comportamenti problema e di limitazioni sensoriali. La strutturazione è inoltre un importante supporto per l’insegnamento e l’applicazione di strategie di generalizzazione, lavorando sulla possibilità di poter trasferire competenze essenziali acquisite all’interno di un ambiente strutturato, in contesti più complessi e più naturali: modelli visivi e descrittivi realizzati con immagini-disegni, con scrittura o verbalmente, esposizione graduale alle difficoltà, simulazioni in contesti organizzati, possono attenuare l’ansia ed aiutare a pensare cosa succederà dopo, come comportarsi, cosa fare in una determinata situazione.
Per esempio- un intervento nell’ambito delle abilità sociali può prendere spunto dalla necessità di procurarsi un materiale assente nella stanza, per esempio dei fogli di carta: bisognerà andare in segreteria (orientamento e organizzazione degli spostamenti), indirizzarsi verso la persona precedentemente individuata e chiedersi (interazione, comunicazione), o aspettare che vengano chiesti, prendere i fogli che la persona porgerà (interazione), tornare indietro per riprendere il lavoro sospeso (mantenimento del compito) e concluderlo.

ESEMPI DI MATERIALI STRUTTURATI

       

     

COS’E’ IL PEP-3

Il PEP-3, Profilo Psicoeducativo è l’ultima revisione di quello che da oltre 20 anni è riconosciuto come il più rigoroso e efficace strumento per valutare i bambini con disturbi autistici e disabilità comunicative.
Il test è articolato in 13 subtest:
10 di osservazione diretta  e 3 derivati dal questionario per i genitori.
Il profilo che ne risulta mostra i punti di forza e i punti di debolezza del bambino nei differenti campi dello sviluppo e del comportamento.
Il PEP-3 è uno strumento che, oltre a contribuire alla raccolta delle informazioni utili alla diagnosi, assiste nella programmazione educativa nei casi di autismo e di altri disturbi pervasivi dello sviluppo, soddisfacendo così le necessità di valutazione indispensabili per la programmazione educativa. In tal senso il PEP-3 facilita anche la valutazione delle abilità dei bambini piccoli con disturbi diversi dall’autismo che normalmente rendono difficile l’uso di test.
LO SCOPO E’ :
•    raccogliere informazioni per la conferma della diagnosi
•    determinare i punti di forza e i punti di debolezza di ogni bambino per la formulazione
del Piano Educativo più appropriato (PEI)
•    stabilire livelli di sviluppo e di adattamento
•    essere utile come strumento di ricerca negli studi sugli esiti dell’intervento
Il profilo che emerge dunque dalla somministrazione del PEP-3 mostra in modo immediato, con chiare rappresentazioni grafiche, le caratteristiche di un eventuale sviluppo atipico, le abilità presenti e quelle emergenti, oltre alle caratteristiche comportamentali di tipo autistico.
Il PEP–3 è stato progettato per facilitare il coordinamento delle forze impegnate nell’insegnamento a casa e a scuola includendo i genitori quali figure di rilievo nel processo di valutazione.

COS’E’ LA COMUNICAZIONE AUMENTATIVA ALTERNATIVA (C.A.A.)

Comunicazione Aumentativa e Alternativa è il termine usato per descrivere tutte le modalità di comunicazione che  possono aiutare a comunicare meglio le persone che hanno difficoltà a utilizzare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio e la scrittura.
Si definisce alternativa perché utilizza modalità di comunicazione alternative e diverse da quelle  tradizionali.
Si definisce aumentativa perché non sostituisce ma incrementa le possibilità comunicative naturali della persona.  
Non si identifica con un metodo, ma si tratta di un insieme di tecniche, strategie e tecnologie rivolte alla persona che non parla, ai suoi interlocutori e al suo ambiente di vita.
L’obiettivo prioritario è facilitare nella comunicazione le persone che non parlano o che parlano in modo incomprensibile al fine di una migliore partecipazione ai contesti di vita e di relazione.

Su cosa si basa
: All’interno della CAA esistono molti e diversi approcci tecnici derivati da esperienze cliniche, scientifiche e  culturali a confronto fra loro: per es. il PECS fa parte delle strategie utilizzate nell’ambito della Comunicazione Aumentativa Alternativa, ma possiede una sua specificità per i disturbi dello Spettro Autistico. L’esperto in CAA ha la responsabilità tecnica di scegliere e applicare l’approccio più corretto ed efficace per i bisogni e le caratteristiche del singolo soggetto non parlante (età, patologia di base, capacità comunicative residue, capacità visive, etc.) 
In conformità a tali bisogni vengono adottate o suggerite soluzioni che la persona adotta nella sua vita quotidiana

RISULTATI OTTENUTI

Ad oggi tutti i bambini con diverse diagnosi (Autismo, PDD, Down, Ritardo mentale, disturbi comportamentali e relazionali ed altre sindromi genetiche), che hanno usufruito del nostro intervento, hanno mostrato evidenti miglioramenti nel loro profilo di sviluppo, nelle loro abilità relazionali e comunicative, nonché un’evidente riduzione dei problemi comportamentali, che ha permesso a loro ed alle loro famiglie una qualità di vita migliore (dati oggettivi rilevabili dai profili di sviluppo e dai punteggi dei test).
Insieme alla competenza delle figure professionali (che deve essere specifica e costantemente aggiornata), la stretta e buona collaborazione con le insegnanti e con la famiglia è indubbiamente l’elemento chiave per la riuscita dell’intervento.
Altro ingrediente importante è la buona collaborazione con l’equipe dell’Istituto “Vaccari” (neuropsichiatri, logopedisti, psicologi, insegnanti, assistenti ecc) e con le ASL di appartenenza dei bambini, con i quali abbiamo scambi continui e frequenti sull’andamento dell’intervento e problematiche presenti, tramite riunioni d’equipe e condivisione degli obiettivi e delle modalità terapeutiche.

VERSO L’AUTONOMIA