Esempio di inserimento in una scuola materna

7 Settembre 2009 Non attivi Di admin

Esempio di inserimento in una scuola materna

Caso di Luigi

Bambino bellissimo: biondo, occhi azzurri sembra più grande della sua età: 2 anni e 5 mesi.
Sorride sereno ma, alla prima richiesta di contatto, si irriggidisce, si inarca la madre perde il controllo su di lui e L.., rosso in viso, inizia a urlare, piangere e comincia a darsi colpi decisi sulle tempie.
E’ pressocchè impossibile fare un colloquio con i genitori davanti al bambino.
Decidiamo di rimandare l’incontro e programmiamo un’osservazione domiciliare.

Nel suo ambiente domestico il panorama che mi si pone davanti è desolante: in una bella casa del centro di Roma, che sembra essere stata colpita da un terremoto – stanze semivuote, divani con le molle rotte, nessun ninnolo sui tavoli pezzi di cibo sparsi ovunque, giochi rotti – il bambino circola liberamente con un triciclo in quello che era un salotto.

L. reagisce ad ogni frustrazione con colpi autolesivi che fanno male solo a vederli. Il panorama che ho davanti è quello di una famiglia disperata, che non riesce a rimanere unita nel dramma.
Solitudini che aumentano il senso di disperazione e un frustante senso di impotenza che si avverte immediatamente varcando la soglia.
Si parla delle aspettative di quella che era una giovane coppia di avere un figlio maschio che assomigliasse al nonno deceduto: uomo con grande personalità.
Lo stress quotidiano è elevatissimo, la coppia divorzia nel giro di pochi mesi.
Hanno fatto tutti le indagini di routines: esami a posto, non ci sono anomalie evidenti, ad eccezione di molti alimenti a cui il bambino risulta intollerante, ma mettere il bambino a dieta si è dimostrata impresa difficile e anche costosa.
I farmaci sembrano non avere effetti terapeutici, ad eccezione di un farmaco che lo aiuta almeno a dormire la notte: utile per tutta la famiglia come momento di recupero di energie.
La ASL di zona si dichiara incompetente e senza la struttura necessaria ad affrontare il problema.
Per le varie riabilitazioni consigliano di rivolgersi ai centri convenzionati, che non sono facilmente raggiungibili.
L’alternativa e’ quella di rivolgersi a professionisti privati senza nessuna indicazione diretta e rassicurante.
Fortunatamente vengono assegnati assistenti domiciliari che, con pazienza, riescono ad alleviare la responsabilità della famiglia sul caso mentre l’assistente sociale cercherà sempre di coordinare I vari interventi, pubblici e privati, in modo da favorire la comunicazione tra le diverse equipe che necessariamente appartengono a diverse organizzazioni.
Giungono quindi alla mia consulenza, con la speranza che io possa aiutarli a far fronte alle molteplici difficoltà quotidiane che incontrano con L.

Dopo   un periodo di osservazione in vari ambienti e con varie figure cerco, con l’assistenza di un’educatrice di cominciare a mettere ordine nella vita di L.
Iniziamo con gli  orari dei pasti e con la strutturazione dello spazio e del tempo.
La cucina viene chiusa al bambino e aperta solo ad nelle ore prefissate per i pasti.
Il cibo deve essere consumato solo in quello spazio.
Dopo un’iniziale lotta la regola sembra assimilata: c’è un orario per mangiare che scandisce la giornata e divide il tempo da quello del gioco libero (spesso stereotipato e rigido e affatto interattivo).

Decidiamo con la famiglia di trovare una scuola materna adatta ad accogliere il bambino e in grado di favorire il suo sviluppo.
Individuiamo una scuola ad indirizzo  Montessoriano, non troppo rigida ma con ottimi materiali a disposizione dei bambini.
L’inserimento anche se graduale presenta notevoli difficoltà: il bambino non vuole rispettare alcuna regola: vuole circolare liberamente tra le classi, prendere ciò che vuole da ogni classe. L.utilizza l’autolesionismo come minaccia contro I bidelli che quasi impauriti lo accontentano come possono.
Ruba le merendine dai bambini, li terrorizza  con urli e sembra non rendersi conto della loro presenza tanto da urtarli con forza facendoli cadere.
Si decide con l’insegnante di sostegno di creare un programma ad hoc per lui: ci sarà una fase di accoglienza dove far rilassare il bambino: si dovrà creare una routine dove L. appena entra a scuola dovrà lasciare il cappotto, lo zaino in una sedia segnata da una sua foto sullo schienale, andare nell’angolo relax e con la sua insegnante fare giochi di rilassamento e di contatto al suono della musica.
Dopo potrà unirsi al gruppo per fare la merenda: anche lui dovrà stare seduto e avere la sua sacchetta della merenda. Se si alza la maestra dovrà solo levargli il cibo.
Se si picchia si cerca di contenerlo anche fisicamente ma senza dargli alcuna attenzione aggiuntiva.
Una sorta di  time out per estinguere il comportamento- problema.
Questa tecnica ha avuto solo il problema di  non poter essere generalizzato: chiunque vedeva L. in preda ad una crisi autolesiva tendeva ad accontentare il bambino in tutto e per tutto. Inconsapevolmente le persone a lui estranee speravano che accontentando il bambino in ogni suo desiderio potesse evitargli la crisi, ma questa si ripresentava anche solo perchè L. aveva fame o aveva sonno. Così facendo si trasmette al bambino l’ansia che noi proviamo nel vederlo darsi gli schiaffi o dare le testate al muro. Gli comunichiamo che non abbiamo fiducia in lui e che la sua angoscia ci sommerge anche a noi.
Scrive un ragazzo autistico con la comunicazione facilitata (Christian Moretti, l’albatros, Sapignoli ed.) alla domanda sul perchè si da  I pugni forti in testa lui risponde:” si deve capire la persona autistica che è in preda al panico. Per capire immagina te al limite di un baratro
Io perdo il controllo di me in situazioni critiche
Fare  così per accettare il dolore”.
Dare un contenimento psicologico è importante per limitare l’impulsività dell’atto:non andare nel panico, assorbire l’ansia e rassicurare l’interessato magari anche contenendolo fisicamente e  lasciandogli una possibile via di uscita o alternativa. “Sei arrabbiato? Dai buttiamo via questi cubi di gommapiuma!”. Interessante è l’uso di immagini o foto per aumentare e facilitare la comunicazione dei bisogni.
Operativamente si crea un cartellone con foto o immagini che rappresentano alcune attività che il bambino fa quotidianamente: si spoglia, entra in classe nell’angolo accoglienza, lavoro con I cubi, merenda, il bagno e la carta “relax”. Il bambino quando è stanco dovrebbe imparare a prevenire la crisi indicando la carta “relax” e     quindi andando nell’angolo della classe adibito a questo dove può stare solo a rilassarsi con la musica, un materasso e dei libri a colori che a lui piacciono.
Esiste un tempo del relax e uno del lavoro e questo è importante stabilirlo fin dal principio.
Anche se il bambino si oppone è importante fargli finire alcuni lavori, magari con l’aiuto di un mediatore che può essere anche un  bambino coetaneo che a turno aiuta l’interessato in piccoli compiti..
Con il tempo infatti L. ha appreso alcune routines di lavoro che gli hanno permesso di rimanere seduto in classe per tutto l’orario scolastico e anche di lavorare con attenzione.
Fondamentale è risultato il lavoro con l’assistente comunale che non si è limitata ad accudire il bambino ma gli ha insegnato delle abilità per lui fondamentali per quel che riguarda l’autonomia: andare da solo al bagno, mangiare  con le posate da solo, insieme hanno dimostrato che apparecchiare e servire a tavola sono cose possibili anche per L..
Ma ci vuole tempo: imboccare un bambino è molto più veloce e meno faticoso che insegnargli quella abilità.
Questo lavoro richiede fermezza, decisione e fatica fisica e convinzione di potercela fare da parte dell’operatore che la trasmette anche al bambino.
Se l’adulto si lascia prendere dal panico non sarà in grado di aiutare il bambino. Ma se si crede davvero che le cose possono variare anche il bambino si abituerà all’idea e si impegnerà sempre di più a collaborare e a fidarsi degli altri.
L. oggi è un bambino di 6 anni intelligente e sensibile.
E’ aiutato farmacologicamente e continua in alcuni contesti a picchiarsi con violenza, specie quando è con persone che non gli danno fiducia.
Con gli operatori che conosce è invece assolutamente rilassato e in grado di apprendere molto.
Scia, monta a cavallo e di estate partecipa ai campeggi estivi, facendo vita da campeggio libero, con un gruppo di bambini di una parrocchia che conosce da anni.
Necessita sempre della presenza di un operatore vicino a lui.
La comunicazione è ancora di tipo non verbale, sa usare la comunicazione aumentativa e la comunicazione facilitata (ma ancora in modo non autonomo).
Da pochi mesi stiamo introducendo la comunicazione dei segni.
Non ama però comunicare su questioni che non siano legate ai suoi bisogni e al qui e ora.
Il prossimo anno andrà in prima elementare e speriamo trovi una classe disposta ad accoglierlo nel migliore dei modi: con pazienza e serenità.
Attualmente è in grado di fare lavori a tavolino per due ore di fila, di ascoltare un adulto  e di mangiare da solo. Necessita di un adulto vicino in modo costante.
Nota dolente: dovrebbe essere sempre la stessa persona per atutto il ciclo scolastico. Dall’esperienza che ho so che l’inizio dell’anno è il periodo più movimentato che c’è. In alcuni casi si cambiano quotidianamente insegnanti, e ognuno fa come può senza alcuna coordinazione sulla qualità di lavoro.
E’ vero che potremo usufruire della legge sulla continuità e che la vecchiaa insegnante di sostegno potrà andare qualche giorno a fare l’inserimento, ma penso che costituirà comunque un periodo a rischio di regressione.

Dott.ssa Fabiana Sonnino