Club Socializzante – articolo

23 Gennaio 2012 Non attivi Di admin

Club socializzante

Come nasce, cosa propone, che idea ha del futuro dei ragazzi che vi partecipano

Introduzione

Nel dicembre 2010 da una conversazione con Fabiana Sonnino, è nata l’idea di proporre una nuova attività all’interno di quelle proposte dalla Coop Tutti Giù Per Terra, dedicata alla socializzazione di ragazzi preadolescenti e adolescenti.

Proposte del genere erano già state fatte; all’estero ed in Italia esistevano già esperienze in questo senso. Si trattava, dunque, di stendere un progetto che potesse essere realizzato a breve con le risorse e le nostre originalità.

La prima motivazione che ci ha spinti è stato il fatto che i ragazzi di questa età con una diagnosi di DGS o disturbi affini, hanno una molteplicità di occasioni terapeutiche e riabilitative, ma poche per socializzare e ancora meno che li aiutino ad una maggiore autonomia nelle aree relazionali e, per quando diventano adulti, lavorative.

Come ci raccontava il prof. Michele Zappella in un workshop di qualche tempo fa, molti ragazzi con sindrome autistica, diventano dei giovani adulti obesi che vivono lasciati a loro stessi.

Conoscendo gli enormi sforzi fatti dalle amministrazioni pubbliche, dai familiari e dal lavoro dei nostri operatori nella riabilitazione infantile, di fronte a queste funeste prospettive, non potevamo lasciare intentato qualcosa anche per gli adolescenti da noi seguiti.

 

Destinatari

Abbiamo  deciso di puntare a un gruppo di 10 ragazzi con diagnosi di DGS, sindrome autistica o disturbi affini, con  capacità  e competenze sociali effettive o emergenti, tra i 12 e i 18 anni, tra quelli che seguivano un progetto riabilitativo con noi o di cui conoscevamo le potenzialità.

Tra i requisiti abbiamo considerato, almeno per la prima edizione del progetto, di poter includere nel progetto solo ragazzi che possedessero una sufficiente autonomia personale e che non avessero comportamenti eccessivamente aggressivi nei confronti degli altri. In un’altra fase riteniamo di poter allargare la partecipazione a ragazzi con disturbi più gravi.

 

Obiettivi

Il primo obiettivo è stato quello di creare uno spazio di incontro, fisico e psicologico, ovvero quello di guidare e sostenere le capacità relazionali, considerando i progetti riabilitativi e le peculiarità di ogni partecipante.

Per realizzare questo obiettivo si è deciso di lavorare in èquipe con gli educatori che già seguivano  i ragazzi, o che li avevano conosciuti in altre attività della cooperativa, in uno spazio fisico sufficientemente ampio, messoci a disposizione da un Istituto religioso di Roma.

Allo stesso tempo si è favorito un inizio graduale, in cui la coesione e la conoscenza tra i partecipanti facesse da collante e da motivatore/facilitatore per il lavoro sulle abilità latenti o da sviluppare.

Un secondo obiettivo, a cui abbiamo iniziato a lavorare dopo alcuni mesi, è stato quello della maggiore spontaneità e autonomia degli incontri, per quanto nelle possibilità dei partecipanti.

Sono state proposte attività laboratoriali di vario genere, visite a musei ed eventi cittadini, uscite per la città. La conoscenza della città di appartenenza dei ragazzi, è un obiettivo trasversale in molti progetti riabilitativi, ed è dunque stato ripreso anche da alcune attività del nostro gruppo.

L’utilizzo, in alcuni casi, dei mezzi pubblici, ha consentito di rafforzare o aumentare, le possibilità di autonomia dei ragazzi.

Il terzo, e l’obiettivo più importante secondo noi, per i partecipanti del club socializzante è stato  infine quello di una maggiore integrazione con  i ragazzi normodotati. A questo obiettivo si è potuto iniziare a lavorare dopo una decina di mesi dall’inizio, nell’autunno del 2011.

La partecipazione ad iniziative, come il laboratorio di orticultura e di cucina realizzato dall’Associazione “La Casetta Rossa” del quartiere Garbatella, ci ha permesso di confrontarci con le iniziative per i ragazzi normodotati di varie età. Quest’ultimo obiettivo è da perseguite per tutto il 2012 proseguendo questa ed altre collaborazioni.

 

Metodologia

Dal Gennaio 2011 gli incontri si tengono generalmente una volta a settimana, di norma il sabato pomeriggio, per una durata di 3 ore a incontro. In alcuni casi, in particolare per partecipare ad eventi, si è deciso di cambiare l’orario, sempre concordando con le famiglie e spiegandolo dettagliatamente ai ragazzi. Una cornice sempre ben chiare di orari e di attività proposte per quell’incontro è la base nella relazione con i partecipanti.

La continuità e l’assidua partecipazione di una buona media del gruppo iniziale, è stato un punto di forza.

 

Tra le attività proposte:

– propedeutica musicale ritmica per incrementare la capacità di ascolto, la sintonizzazione con gli altri e la coordinazione motoria.

– attività grafico pittorica, per stimolare la creatività e facilitare l’espressione di sentimenti ed emozioni con il linguaggio non verbale.

– attività ludiche tradizionali (giochi di gruppo) per stimolare la socializzazione e lo scambio reciproco

– verbalizzazione di vissuti ed esperienze condivise nel piccolo gruppo, per la consapevolezza di mirare alla realizzazione di un progetto comune.

 

Come si è detto riguardo agli obiettivi si è cercato comunque in ogni modo di favorire e sostenere le interazioni spontanee tra i partecipanti. Dopo una fase iniziale i ragazzi hanno iniziato a cercarsi, ognuno con le proprie preferenze (e discordanze). La loro conoscenza e rispetto nelle attività di gruppo è migliorata di volta in volta per tutti i partecipanti.

L’incontro tipo prevede l’accoglienza nella sede, una attività principale, una passeggiata per il quartiere di Roma S. Pietro con una breve merenda, il resoconto e la preparazione all’incontro successivo. Questo schema si è rivelato particolarmente efficace, e si è cercato di adottarlo anche nella partecipazione ad eventi ed iniziative in varie luoghi di Roma, favorendo la conoscenza della città e l’integrazione con iniziative aperte a tutti.

 

Dott. Manuele Jorio

Dott.ssa Marta Zargar